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Da Crotone si organizza il dissenso: in 7.000 firmano contro il Decreto sicurezza

Sono circa 7.000 i cittadini che hanno firmato la petizione (cartacea e su Change.org) ‘Stop al Decreto Sicurezza per un Paese solidale, sicuro e tollerante’, promossa dal Comitato ‘Stop Decreto Sicurezza’ nato in seno alla ...

Sono circa 7.000 i cittadini che hanno firmato la petizione (cartacea e su Change.org) ‘Stop al Decreto Sicurezza per un Paese solidale, sicuro e tollerante’, promossa dal Comitato ‘Stop Decreto Sicurezza’ nato in seno alla ...

Sono circa 7.000 i cittadini che hanno firmato la petizione (cartacea e su Change.org) ‘Stop al Decreto Sicurezza per un Paese solidale, sicuro e tollerante’, promossa dal Comitato ‘Stop Decreto Sicurezza’ nato in seno alla Rete del forum del terzo settore.

L’esito della petizione è stato illustrato venerdì 28 dicembre, nei locali dell’Access Point di Crotone dai promotori, che ora, forti dei numeri conseguiti, chiedono alle forze politiche che sostengono il Governo ed ai parlamentari che hanno votato il Decreto sicurezza di fare un passo indietro.

Una campagna partita da Crotone l’8 dicembre scorso con la fiaccolata che ha portato a manifestare per le strade del centro numerosi crotonesi contro le misure adottate in materia di immigrazione e che non intende arrestarsi. I promotori della petizione, infatti, hanno annunciato già da ora che continueranno ad attivarsi per contrastare una legge che ritengono pericolosa ed ingiusta: “Chiederemo al Comune di Crotone la convocazione di un Consiglio comunale aperto sul tema – è scritto in una nota – al Consiglio Regionale della Calabria di far sentire la propria voce contro il decreto, unitamente ad iniziative concrete. Avvieremo, infine, nel 2019 una campagna per contrastare tutte le forme di povertà a partire dalla città e dalla provincia di Crotone”.

Il decreto sicurezza secondo chi ha promosso la petizione e che promette di continuare a battersi contro di esso rappresenta “una norma che calpesta la dignità delle persone e mette in serio pericolo i diritti umani e civili, arrivando a reprimere la possibilità di manifestare il dissenso verso i potenti e i governanti” per una serie di ragioni che vanno anche oltre la questione immigrazione. Un nodo importante sul quale sembra lievitare il dissenso è rappresentato dai beni confiscati, che da ora in poi potranno essere messi in vendita, “ magari – teme il Comitato – anche a prestanome delle stesse organizzazioni criminali a cui sono stati confiscati”.

“Grazie a procedure semplificate, al tentativo di cancellazione dell’accoglienza diffusa e dai piccoli numeri (Sprar) a favore di un’accoglienza nei grandi centri (la stessa del Cara di isola di Capo Rizzuto per intenderci) e, infine, alla quasi totale cancellazione della protezione umanitaria – sostiene il Comitato in una nota – l’immigrazione sarà il vero business del domani. Segnando il punto più basso mai toccato dalla nostra Repubblica in tema di diritti umani”.

Sebbene venga data una lettura drammatica del momento storico attuale, il Comitato scorge tuttavia segnali di speranza. “La raccolta firme e la fiaccolata che abbiamo lanciato l’8 dicembre scorso – è scritto sempre nella medesima nota – hanno dimostrato che Crotone è una città solidale che non si arrende alla protervia di chi semina odio. Ripartiamo da quella grande partecipazione e rilanciamo la nostra richiesta a chi esercita il potere, di farlo esclusivamente nel rispetto della dignità e della vita delle persone”.

L’articolo Da Crotone si organizza il dissenso: in 7.000 firmano contro il Decreto sicurezza proviene da Il Crotonese.

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