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Assassino del carabiniere bendato e in manette in caserma, Truncè: atto miserabile

Una benda. Come quella che nella mitologia greca copre gli occhi di Dike, dea della Giustizia, che in una mano regge la spada e nell’altra la bilancia. Una benda. Come quella che fascia gli occhi di un ragazzo arrestato in Italia. Fa questo ...

Una benda. Come quella che nella mitologia greca copre gli occhi di Dike, dea della Giustizia, che in una mano regge la spada e nell’altra la bilancia. Una benda. Come quella che fascia gli occhi di un ragazzo arrestato in Italia. Fa questo paragone l’avvocato Aldo Truncé, presidente della Camera penale ‘Giuseppe Scola’ di Crotone in una nota – pubblicata sul sito delle Camere penali d’Italia – riguardo alla foto scattata all’interno di una caserma dell’Arma che ritrae Gabriel Christian Natale Hjorthè – assassino del carabiniere Mario Cerciello Rega – bendato ed ammanettato.
Secondo Truncé quella foto e la sua diffusione rappresentano un trattamento degradante. “L’Italia ripudia la pena di morte – scrive il presidente della Camera penale di Crotone – ma non ha disdegnato, attraverso uno o alcuni dei suoi servitori, di utilizzare una benda per coprire gli occhi dell’indagato americano, che alla fine ha confessato il delitto. Una benda. Quella stessa benda che nella mitologia greca copre gli occhi di Dike, dea della Giustizia, che in una mano regge la spada e nell’altra la bilancia. Solo se Dike si fascia gli occhi può agire con equità. Ai suoi occhi, agli occhi della legge, tutti sono e devono essere uguali, e pertanto non occorre guardare nel volto la persona che verrà giudicata”.
“Oggi noi – prosegue l’avvocato Truncé – vorremmo indossare quella benda, per non vedere il trattamento degradante che è stato riservato a quel cittadino americano, contrario alle più basilari regole investigative, ma contrario soprattutto alla nostra eccelsa tradizione giuridica, che da Beccaria in poi ci distingue con orgoglio da Paesi forse più ricchi e danarosi, ma poveri rispetto alla nostra antica ed immensa civiltà del diritto”.
Il presidente della Camere Penale di Crotone ritiene comunque che si tratti “di un atto miserabile ma isolato, che non appartiene al nobile Corpo dell’Arma, che da secoli è il vanto della nostra Italia”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Consiglio delle Camere penali d’Italia, avvocato Armando Veneto: “Onore al carabiniere ucciso, esecrazione per il gesto vile che ha colpito un uomo dello Stato, condivisione del dolore di familiari e commilitoni. Ma anche preoccupazione per le foto (le foto, prima di tutto) che ritraggono il fermato con la benda sugli occhi e le manette ai polsi mentre viene interrogato. Con quelle immagini si dissolve una storia di civiltà della quale l’Italia andava fiera nel mondo. L’impegno è quello di non farci sommergere dal populismo becero dei nostri giorni e dalla pratica della vendetta, di batterci per il rispetto della dignità dell’uomo, quale che sia la sua colpa. È questo l’impegno che ci autorizza ad essere fieri della toga che indossiamo ogni giorno”.

L’articolo Assassino del carabiniere bendato e in manette in caserma, Truncè: atto miserabile proviene da Il Crotonese.

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