“Insieme per passione”: le parabole si fanno vita

Evitare il rischio che Dio “muoia di noia†per la nostra trascuratezza, come già raccomandava padre David Maria Turoldo. E attenersi alla massima aurea di Martin Buber, secondo la quale tutto – nell’esperienza spirituale, nella professione, nella quotidianità più minuta – deve avvenire “a partire da me, ma non per meâ€, fino a quanto questa attitudine diventa spontanea. Automatica, anzi, come si potrebbe tradurre alla lettera uno dei termini con cui il Vangelo descrive il seme che germina e cresce. Sono le suggestioni con cui padre Ermes Ronchi ha concluso Insieme per passione, la manifestazione svoltasi nei giorni scorsi a Terrasini, in provincia di Palermo, per iniziativa dell’Arcidiocesi di Monreale, della locale amministrazione comunale e dell’associazione Così, per… passione presieduta da Ino Cardinale.

Nata nel 2016 come festa di Avvenire in Sicilia, da questa edizione la kermesse si struttura come occasione di dialogo e di incontro con tutti i media della Cei. Nel pomeriggio di domenica, infatti, al dibattito incentrato sulla riflessione di Ronchi hanno preso parte i tre direttori di testata: Vincenzo Morgante per Tv2000 e InBlu Radio, Marco Tarquinio per il nostro quotidiano e Amerigo Vecchiarelli, che ha di recente assunto la guida dell’agenzia di stampa Sir. Sullo sfondo, come già nei giorni precedenti, il racconto delle parabole, nella fattispecie quella del ricco stolto, «la cui logica – ha ribadito padre Ermes – è esattamente l’opposto di quella del seme e della terra: non agire per sé, ma per gli altri; non preoccuparsi di quanto si riesce ad accaparrare, ma di ciò che si lascia in eredità».

Nei vari appuntamenti ospitati a Terrasini nel cortile di Palazzo d’Aumale si sono intrecciate le voci di rappresentanti dell’arte e della cultura, dagli attori Lollo Franco e Pamela Villoresi al cardinale e poeta José Tolentino Mendonça, della società civile e delle istituzioni, dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando al senatore Nicola Morra, e della comunità ecclesiale, dal vescovo di Caltagirone monsignor Calogero Peri e Salvatore Martinez, presidente nazionale di Rinnovamento nello Spirito, al vicedirettore dell’Ufficio della Comunicazioni sociali Cei, Vincenzo Corrado.

Ciascuno di loro – seguendo il suggerimento di don Antonio Chimenti, responsabile delle Comunicazioni sociali per l’Arcidiocesi di Monreale – ha commentato in chiave personale una parabola evangelica, secondo un metodo che ha trovato applicazione anche nella giornata conclusiva. Per Vecchiarelli, per esempio, l’immagine più forte rimane quella del seme. «Il Sir è stato fondato nel 1988 – ha ricordato – per dotare la Chiesa italiana capace di cogliere i segnali provenienti dal territorio, con un’attenzione specifica a quanto accade anche nelle realtà più piccole e in apparenza marginali. Il seme può essere dappertutto, lo sappiamo, e dappertutto va fatto germogliare».

Morgante, da parte sua, ha dichiarato il legame con il racconto del buon samaritano. «Presi uno per uno, i verbi che ne caratterizzano il comportamento costituiscono già di per sé il vademecum del perfetto comunicatore, che si ferma a osservare e si prende cura, è disposto a pagare di persona e non abbandona mai nulla e nessuno al proprio destino», ha detto tornando a insistere sul ruolo di sostanziale servizio pubblico che InBlu Radio e Tv2000 sono chiamate a svolgere. Un appello alla creatività è venuto infine da Tarquinio, che ha proposto una lettura incrociata delle parabole del padre misericordioso e del giudice ingiusto alleprese con la vedova importuna. «Oggi è molto diffusa la sindrome del fratello maggiore, che porta a irrigidire e a non di rado a travisare il messaggio evangelico – ha affermato–. Per i giornalisti, in particolare, c’è il pericolo di ergersi a giudici, rinunciando a una testimonianza che, per essere autentica, non può non essere sempre nuova e originale». Magari prendendo a modello la vitalità e la generosità un artista come Mario Incudine, il cantautore e attore siciliano al quale è andato quest’anno il premio Una vita per passione, consegnato in serata dall’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi.

Servono “samaritani” per battere le mafie: come don Puglisi

Monsignor Calogero Peri, vescovo di Caltagirone, lo dice con dolcezza implacabile: «Troppo spesso il nostro cristianesimo resta sulle nuvole, non diventa vita, non ispira le nostre scelte. Anche perché, a differenza del samaritano, noi non ci soffermiamo a guardare, non cerchiamo di comprendere quello che accade davanti a noi, siamo restii a farcene carico».

Nella giornata alla riflessione sui rapporti fra Chiesa e società, la festa dei media Cei ha scelto sabato di misurarsi con la parabola che più di ogni altra richiama alla responsabilità. «Ossia al dovere e alla necessità di rispondere con coerenza», ricorda Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia nella conversazione guidata da Arianna Ciampoli, volto tra i più noti di Tv2000. Partecipa al dibattito anche l’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, che ha personalmente patrocinato l’iniziativa di Insieme per passione, la manifestazione che in questi giorni ha riunito a Terrasini, a pochi chilometri da Palermo, i rappresentanti di Avvenire, dell’agenzia di stampa Sir, di InBlu Radio e della stessa Tv2000. Ed è proprio monsignor Pennisi a insistere sull’inquietudine che tuttora le parabole riescono a suscitare.

La posizione più severa è quella di Morra, in Sicilia per partecipare alle commemorazioni di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. «Purtroppo – afferma il senatore del M5s – non tutti gli uomini di Chiesa sono stati all’altezza della sua testimonianza. C’è chi ha preferito volgere lo sguardo altrove, chi addirittura si è macchiato di complicità e connivenza. È vero, del resto, che questo non riguarda il solo contesto ecclesiale. La cultura, l’istruzione, il senso di responsabilità sono i peggiori nemici della mafia. Che si sconfigge anche con il sorriso, come ci insegna appunto il sacrificio di don Puglisi». «Per lui – aggiunge monsignor Pennisi, che lo ha conosciuto personalmente – la vocazione del cristiano si esprimeva naturalmente nella società: non si trattava di un’esperienza riservata a pochi eletti, ma di una chiamata universale».

Monsignor Peri invita a non scoraggiarsi per l’apparente penuria di samaritani: «Ce n’è sempre stato uno solo, Gesù stesso; non dobbiamo far altro che metterci in ascolto, per cercare di capire che cosa ci sta chiedendo. Ma non possiamo farlo senza appellarci all’intelligenza, senza interrogarci sul modo in cui una parabola, e l’intero Vangelo, mettono in discussione le nostre decisioni quotidiane».

«La sfida delle parabole per comunicare». A Terrasini i media Cei in festa

Parlare per parabole nel mondo di oggi. Ci proveranno vescovi e sacerdoti, politici e amministratori, attori e giornalisti, impegnati per quattro giorni in una manifestazione che coinvolge tutti i media della Conferenza episcopale italiana ‘Insieme… per passione!’ nella diocesi di Monreale. Da oggi a domenica, l’appuntamento nazionale, giunto alla quarta edizione, è protagonista di un’interessante evoluzione: la “Festa di Avvenire†diventa la festa non solo del quotidiano, ma anche di Tv2000, Radio InBlu e AgenSir.

«Una novità non da poco – afferma don Ivan Maffeis, direttore nazionale dell’ufficio per le Comunicazioni sociali della Cei – segno eloquente di come il territorio dall’arcidiocesi di Monreale offra un efficace contributo per una interazione sempre maggiore fra le quattro testate dei media della Chiesa italiana». Si tratta di un evento culturale che prende le mosse dalle parabole evangeliche per essere declinato in tre fondamentali ambiti della vita di ogni giorno, l’arte, la giustizia e la società, per confrontarsi su come la comunicazione sia sempre feconda e, come le parabole di Gesù, sproni sempre a una riflessione “altraâ€.

Le parabole, sottolinea l’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, «con il loro linguaggio immediato ed evocativo sono ancora attuali nella nostra epoca: ci interpellano, ci provocano, ci spronano e ci aiutano a superare il linguaggio su Dio che spesso è astratto, stentato, oscillante ». Promossa dall’arcidiocesi di Monreale e patrocinata dal Comune di Terrasini, la festa dei media Cei è organizzata dall’ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, diretto da don Antonio Chimenti, e dall’associazione culturale ‘Così, per… passione!’ di Terrasini, presieduta da Ino Cardinale, in sinergia con l’ufficio delle Comunicazioni della Cei e con le direzioni e le redazioni di Avvenire, Tv2000, Radio InBlu e AgenSir.

Nel susseguirsi delle giornate tra Monreale e Terrasini, con celebrazioni, conversazioni, momenti musicali e cinematografici, insieme con monsignor Pennisi parteciperanno monsignor José Tolentino Calaça de Mendonça, teologo e poeta, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa e che sarà creato cardinale il prossimo 5 ottobre, monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e vicepresidente della Cei, monsignor Calogero Peri, vescovo di Caltagirone e delegato per la Cultura e le Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale siciliana.

Ma ci saranno anche i rappresentanti del mondo dell’arte, da Pamela Villoresi, attrice e oggi direttrice del sociali. Teatro Biondo di Palermo, a Lina Bellanca, soprintendente dei Beni culturali di Palermo. E ancora i rappresentanti delle istituzioni: Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, Nello Musumeci, presidente della Regione siciliana, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. I volti dell’impegno sociale saranno don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito. Per il mondo della comunicazione, Sergio Perugini, addetto alla valutazione dei film dell’ufficio nazionale Comunicazioni sociali, Ermes Maria Ronchi, teologo e saggista, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000 e Radio inBlu, Amerigo Vecchiarelli, direttore di AgenSir, Vincenzo Corrado, vicedirettore dell’ufficio nazionale Comunicazioni